Intuitive eating:
qualche consiglio pratico

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Come sempre mi approccio al tema dell’alimentazione chiarendo che non scrivo per indicarvi cosa fare o non fare perché non ho alcun titolo per farlo e nemmeno lo voglio fare! Se quello di cui avete bisogno è qualcuno che vi supporti per cambiare o migliorare il vostro stile alimentare dovete rivolgervi ai professionisti di questo settore (dietologo, biologo nutrizionista, dietista). Io voglio solo parlarvi della mia esperienza e di come mi comporto io, per confrontarmi con voi come si fa tra amiche 😊

Non so perché ma spesso per noi donne il tema dell’alimentazione e del rapporto con il cibo rischia di essere un po’ complicato. Come vi raccontavo in questo articolo io stessa ho avuto un periodo un po’ conflittuale in cui di fatto mangiavo troppo poco per le esigenze del mio corpo e questo si rifletteva negativamente sulla mia vita.

La svolta per me è stata dire basta e decidere di prendermi il mio tempo. Questo ha significato prendermi il mio tempo per capire cosa mi facesse stare bene, prendermi il mio tempo per capire quali cibi mi andassero e quali no e quali mi facessero sentire piena di energia e vitale e quelli che invece mi davano magari un appagamento temporaneo ma poi mi davano sensazioni negative come stanchezza, gonfiore ecc. Ma soprattutto prendermi il mio tempo ha significato capire che non aveva alcun senso per me cercare di seguire un regime, una cosa temporanea da cui “evadere” con i pasti “sgarro”. Ho capito di aver bisogno di trovare ciò che mi faceva star bene e portarlo avanti come un’abitudine quotidiana, senza imposizioni né obblighi e tanto meno divieti.

Sono così approdata all’intuitive eating, ovvero l’autoregolazione di ciò che mangio senza schemi fissi o calcoli di calorie. Il focus è sul nutrimento di cui il nostro corpo ha bisogno per permetterci di vivere appieno e al meglio la nostra vita con tutte le sue attività (ovviamente prendete questa sorta di definizione come quella data in parole povere da un’appassionata, se avete bisogno di maggiori informazioni rivolgetevi a un professionista come vi ho suggerito poco sopra).

So che detta così può sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma per me è stata una vera rivoluzione.

Siccome il mio post precedente sul tema è interessato a molte di voi e in tante mi avete chiesto maggiori dettagli, ho pensato di darvi qualche idea di come mi comporto io.

  • Organizzazione: se si vuole curare ciò che si introduce nel proprio corpo ho notato che è fondamentale organizzarsi, soprattutto se si ha una vita piena di impegni (io ad esempio ho un lavoro full-time, una casa da gestire, insegno yoga, voglio dedicare del tempo a mio marito e al mio benessere!). Organizzarsi per me vuol dire cercare di preparare in anticipo alcune cose (ad esempio le verdure che a volte sono quelle che richiedono più tempo tra lavaggio, taglio e cottura), sfruttare i momenti in cui cucino per preparare qualche porzione in più e soprattutto quando faccio la spesa pensare un po’ a come sarà la mia settimana. Se vi interessa questo tema l’ho approfondito in questo post;
  • Respiro e ascolto: la chiave per me è cercare di vivere il momento del pasto come un momento in cui nutro nel vero e proprio senso il mio corpo. Cerco di respirare e ascoltarmi per entrare in sintonia con me stessa in quel preciso momento e per capire ciò di cui ho bisogno;
  • E lo sgarro? Ecco, io odio questa parola! Non esiste sgarro! Esiste il momento in cui voglio assaggiare qualcosa che magari normalmente non sceglierei, semplicemente perché mi va in quel momento, perché sono in vacanza e voglio assaggiare una cosa nuova oppure perché mi sto godendo un pranzo, una cena oppure un aperitivo in compagnia. Quello che per me è importante è godermi il momento in cui mangio qualcosa che normalmente non fa parte delle mie abitudini alimentari;
  • E quando mangi fuori? Anche qui vale quanto detto sopra. Inoltre per me mangiar fuori non vuol dire automaticamente mangiare “cibi proibiti” (che per me non esistono, ma giusto per farvi capire cosa intendo, es. fritti, cose piene di zucchero o di condimento ecc.) perché me ne privo normalmente, così come non vuol dire mangiare le stesse cose che mangio a casa. Per me uscire fuori vuol dire ascoltarmi e capire cosa vuole il mio corpo in quel momento e cosa mi va. Certo che tengo anche conto di cosa ho mangiato i giorni prima e come prevedo siano i giorni successivi. Per dire se esco tre volte durante la settimana probabilmente non mangio la pizza tutte e tre le volte, sia perché amo provare sempre cose nuove sia perché so che se lo faccio può essere che abbia poi sensazioni di gonfiore che non mi fanno star bene e quindi punto su qualcos’altro.

Ecco, spero di essere riuscita un po’ a spiegarmi. Dite che ce l’ho fatta? E voi come la vedete e come vi organizzate? Sapete che è un argomento che mi sta a cuore e di cui mi fa piacere parlare e su cui amo confrontarmi!

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